A Taranto, il Natale non inizia il 25 dicembre. Qui, l’atmosfera delle feste si accende all’alba del 22 novembre, nel giorno di Santa Cecilia, patrona dei musicisti. È una tradizione che profuma di mare e di storia, di fede e di gioia popolare: quando, ancora prima che sorga il sole, le bande suonano per le strade del centro, la città si risveglia tra le note di clarinetti e tamburi e l’aroma irresistibile delle pettole appena fritte.
Per i tarantini, quella mattina segna l’inizio vero e proprio del periodo natalizio. Le famiglie si ritrovano, i bar si riempiono di risate e profumi, i vicoli del Borgo e della Città Vecchia risuonano di musica e chiacchiere. È un momento sospeso tra devozione e festa, che unisce la tradizione religiosa, dedicata a Santa Cecilia, protettrice della musica e dei suonatori, a un rito collettivo di allegria e condivisione.
Anticamente, le bande dei maestri e degli allievi del Conservatorio di Taranto iniziavano a suonare dalle quattro del mattino, percorrendo le vie principali per “svegliare” la città con le marce natalizie. Ancora oggi, quel suono ha un potere evocativo unico: chi lo sente sa che da quel momento in poi l’inverno ha un altro sapore, fatto di luci, mercatini, e di quella dolce attesa che solo il Natale sa dare.
Le pettole: oro caldo e fragrante delle feste
E poi ci sono loro, le pettole, le vere protagoniste della giornata. Soffici, dorate, appena fritte e ancora calde, vengono gustate in ogni casa, per strada o nei locali del centro. Secondo la leggenda, la petta nacque per caso, quando una donna dimenticò di cuocere l’impasto del pane, troppo presa ad ascoltare le musiche di Santa Cecilia. Per rimediare, lo tagliò a piccoli pezzi e lo tuffò nell’olio bollente: nacque così uno dei simboli più amati della cucina tarantina.
La ricetta tradizionale è semplice e genuina: farina, acqua, lievito e un pizzico di sale. L’impasto deve riposare finché non raddoppia di volume, poi viene “strappato” con le mani e fritto in olio caldo fino a diventare gonfio e dorato. Le pettole si gustano al naturale, con un po’ di zucchero o miele per i più golosi, oppure in versione salata, condite con alici, baccalà, pomodorini o cime di rapa. Ogni famiglia ha la sua variante segreta, tramandata di generazione in generazione.
Per chi si trova a Taranto in quei giorni, il centro si trasforma in una festa continua: profumi di fritto e musica che si intrecciano nell’aria, la gente che si ferma nelle piazze, i bambini che ridono con le mani unte di zucchero.
Ed è proprio qui, nel cuore del Borgo Umbertino, che Soclà Boutique Hotel accoglie i suoi ospiti con la stessa atmosfera autentica e calda che si respira in tutta la città. La sua posizione centrale permette di vivere Santa Cecilia nel modo più vero: basta uscire dalla porta per ritrovarsi immersi tra bande musicali, botteghe, locali e panifici che sfornano pettole a ogni ora del giorno.
Dopo aver ascoltato le note di una marcia e assaporato le prime pettole, tornare da Soclà significa ritrovare il comfort e il silenzio elegante di un luogo che conosce bene il ritmo e l’anima della città. Un piccolo rifugio nel cuore di Taranto, dove ogni dettaglio racconta la bellezza di una tradizione che si rinnova, anno dopo anno, all’alba del giorno più dolce dell’anno.
